Le grandi frane sottomarine nelle nostre montagne

Gian Andrea Pini, professore dell’Università degli Studi di Trieste e Angelo Camerlenghi, direttore della Sezione di Geofisica dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale approfondiranno il tema delle grandi frane sottomarine.

Conferenza organizzata dall’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste nell’ambito della Settimana del Pianeta Terra.

Martedì 17 ottobre, ore 20:30 – I fondali oceanici sono stati considerati a lungo luoghi remoti, nascosti e immutabili. Lo sviluppo della tecnologia ha permesso recentemente un miglioramento progressivo delle nostre conoscenze degli abissi oceanici, rivelando la topografia dei fondali. Sui pendii oceanici che bordano i continenti e conducono alle distese delle pianure abissali sono venuti alla luce tracce di imponenti franamenti sottomarini avvenuti in un passato geologico non sempre lontano. I franamenti dei fondali oceanici possono avvenire su pendii estremamente poco inclinati, e coinvolgono da poche decine di metri cubi a centinaia di chilometri cubi di sedimenti e rocce che come gigantesche valanghe sconvolgono l’assetto geologico e morfologico dei margini continentali.
La ricerca scientifica incomincia a valutare l’impatto di questi fenomeni naturali sulle attività umane e la società: i franamenti sottomarini sono tra le cause provate della generazione di onde di tsunami; possono minacciare la stabilità di infrastrutture posate al fondo (fondazioni di piattaforme, tubazioni) e possono tranciare cavi sottomarini per la telecomunicazione.
Ma lo studio di questi imponenti fenomeni naturali non richiede esclusivamente l’utilizzo di sofisticati mezzi navali. Gli affioramenti geologici nelle catene montuose rivelano i dettagli dei depositi di frana ora portati in superficie dal movimento delle placche e l’accrescimento delle catene montuose. Le Alpi Giulie contengono alcuni tra i più classici esempi di antiche frane sottomarine, permettendo letteralmente di “camminare” su fondali oceanici franati alcuni milioni di anni fa in un oceano ormai scomparso.
La presentazione illustra i principi, le evidenze sottomarine e quelle in affioramento delle mega-frane sottomarine sui margini degli oceani presenti e passati.

Gian Andrea Pini  È professore Associato di Geologia Strutturale presso il Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste. È un esperto internazionale nello studio dei processi di deformazione dei sedimenti nei bacini oceanici, a causa di scivolamenti gravitativi e di movimenti tettonici. Conduce il proprio lavoro analizzando dati di rilevamento geologico su catene montuose in varie regione del globo (Appennini, Alpi Giulie, Nuova Zelanda, Giappone, Argentina) integrando le osservazioni di terreno con dati di pozzo e dati geofisici. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche che sono diventate riferimento internazionale per la genesi delle mega-frane sottomarine occorse nella storia geologica della Terra.

Angelo Camerlenghi – È dirigente di Ricerca presso l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS). Insegna Geologia Marina presso l’Università di Trieste e conduce ricerche nel campo dell’Oceanografia Geologica sui margini continentale polari e mediterranei tramite prospezione geofisica, analisi morfologica e campionamento dei fondali marini. Si è occupato per vari anni di pericolosità geologica in ambiente sottomarino ed in particolarmente di fenomeni di franamento del fondale, conducendo il primo censimento regionale delle frane marine del bacino mediterraneo.
È autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e ha promosso le applicazioni delle tecniche di perforazione scientifica dei fondali oceanici ai fenomeni di pericolosità geologica nell’ambiente marino.

Per una intera settimana di ottobre diverse località sparse su tutto il territorio nazionale sono animate da manifestazioni per diffondere la cultura scientifica, i “Geoeventi”: escursioni, passeggiate nei centri urbani e storici, porte aperte nei musei e nei centri di ricerca, visite guidate, esposizioni, laboratori didattici e sperimentali per bambini e ragazzi, attività musicali e artistiche, degustazioni conviviali, conferenze, convegni, workshop, tavole rotonde. I Geoeventi sono organizzati da università e scuole, enti di ricerca, enti locali, associazioni culturali e scientifiche, parchi e musei, mondo professionale. 

 

Anche l’OGS partecipa all’iniziativa, con diversi eventi di cui quello di martedì 17 ottobre verrà ospitato all’osservatorio del CCAF.

L’incontro è organizzato nell’ambito di TEMARiskFVG, progetto di divulgazione scientifica coordinato da OGS e finanziato dalla Regione FVG, che mira a diffondere le conoscenze più recenti sui temi legati ai rischi naturali per promuovere la cultura della prevenzione e della salvaguardia ambientale.

 

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

 

 

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